In vino veritas…ma non sempre!

10.9.2014 | 21:44

IMG_2249Il mio lavoro mi ha consentito e mi consente di conoscere tantissimi imprenditori agricoli. Tra questi devo dire che i vignaioli sono una categoria particolare. Fare il vino e soprattutto farlo buono non è cosa da tutti. C’è un anno zero per i viticoltori italiani e anche per i toscani: è il 1986. Quell’anno esplose lo scandalo del metanolo. Grosse partite di vino erano state adulterate aggiungendovi dosi massicce di metanolo per elevarne il tasso alcolico. Molte persone subirono conseguenze gravissime come cecità e danni neurologici permanenti, addirittura in ventitré persero la vita. Per i vignaioli italiani onesti fu un colpo durissimo. Subirono danni economici rilevanti, ma non si persero d’animo. L’atteggiamento prevalente fu quello del rilancio: si scelse di puntare con decisione alla qualità. Per questo iniziò un processo di miglioramento continuo che riguardò e riguarda tuttora gli impianti a vigneto, le tecniche di lavorazione, le cantine, l’imbottigliamento e il marketing. Questa scelta ha dato complessivamente i risultati sperati.

Oggi il vino italiano gode di ottima reputazione e questo è attestato dalla continua crescita dell’export. I nostri vini, anche quelli toscani, anche quelli pisani, sono ricercatissimi in tutti i mercati mondiali, sia quelli tradizionali che quelli emergenti. Bisogna essere orgogliosi dei nostri vignaioli, grandi imprenditori che amano e rispettano il territorio dove esercitano la loro attività, consapevoli che è proprio questo legame a produrre il loro valore aggiunto ed il loro elemento distintivo nei confronti di produttori di altre parti del mondo in grado di raggiungere pari livelli qualitativi.

Questi imprenditori virtuosi sono abituati alle battaglie quotidiane e sono attrezzati per combatterle. C’è la stagione con i suoi capricci e la sua imprevedibilità, ci sono i parassiti come la peronospora e l’oidio, ci sono le oscillazioni e le difficoltà di mercato. Situazioni che possono creare danni e disagi più o meno rilevanti, ma che non spaventano i vignaioli, quelli bravi, quelli onesti.

Poi ci sono altri imprenditori, sono quelli disonesti, sono pochi, prima o poi vengono scoperti, ma fanno dei danni gravissimi, soprattutto agli imprenditori onesti.

E’ di questi giorni la notizia che alcuni imprenditori disonesti avevano messo in commercio migliaia di bottiglie di falso Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino. Il Brunello e il Rosso di Montalcino sono due marchi, due brand sinonimo, nel mondo, dell’Italia migliore e se lo sono è grazie alla dedizione, all’impegno, agli investimenti e all’elevatissimo livello imprenditoriale di tanti vignaioli toscani onesti. In questi casi questi ultimi, oltre al danno economico, subiscono la pesante penalizzazione di marchi e brand che hanno costruito giorno dopo giorno con grande fatica e grande serietà.

E’ bene sapere che questa truffa è stata smascherata grazie a una denuncia del Consorzio del Brunello, quindi dei produttori stessi ed è questa, credo, la migliore garanzia per i consumatori, perché continuino ad avere fiducia nei nostri vignaioli onesti e nel loro insostituibile lavoro.

 

Testo di Stefano Berti

Immagine de La MezzaLuna

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